il Teatro Degli Orrori: intervista
Il Teatro Degli Orrori è un bel gruppo. Rock. Schietto, sia di musica che di parole. Anche nelle interviste. Un album intitolato "Dell’impero delle tenebre", distribuito dalla Venus, che dà ancora speranza a chi sempre più dubita che in Italia si possa fare del rock di qualità e stirare a dovere le chitarre cantando in lingua madre. Sabato 30 giugno suoneranno al Calypso, VII fermata del Poetto. Un live che si annuncia carico di energia. Per l’occasione abbiamo fatto alcune domande a Pierpaolo Capovilla, prima voce della band.
A Cagliari riverserete i vostri decibel presso un chioschetto in riva al mare. Volete innanzitutto presentarvi da soli e spiegare a chi sarà lì ad ascoltarvi perché venire ad un vostro concerto non può significare solo stare placidamente a sorseggiarsi un drink fresco? A proposito, siete già stati in Sardegna?
Come "Il Teatro degli Orrori" non siamo ancora stati in Sardegna. A proposito del drink fresco: ben venga! col caldo che fa… Certo, se ti piace la musica rock, se sei un ascoltatore, un fruitore, consapevole, non credo te ne resterai al tavolino. Ma ti alzerai e cercherai di farmi capire che sei lì per la musica e per lo spettacolo, a cui puoi partecipare anche tu, con la tua persona, la tua voglia di esserci. Dal pubblico comunque, non pretendiamo nulla. Ognuno faccia ciò che più gli piace, e tanti saluti.
Nel vostro album suoni taglienti, accenti post-punk, muri di chitarre tirate e voci urlate. Ma improvvisamente squarci di melodia e abbozzi cantautorali. Pensate che quando è partita "La canzone di Tom" mi è venuto in mente Claudio Lolli! Tra l’altro vedo tra i vostri amici di myspace gli Ardecore, gruppo romano che ha realizzato uno straordinario album di stornelli! Insomma, ho anche l’impressione che vi possa piacere più Paolo Conte di Vasco Rossi. Che dite?
Vasco Rossi è il rock nazionalpopolare in Italia. Su questo non si discute. Così come non posso non ammettere che mi fa schifo la sua musica, devo anche ammettere che il personaggio è simpatico. Paolo Conte invece con il rock non ha nulla a che fare, ma le sue canzoni mi fanno piangere e innamorare insieme. Certamente ci piace di più Paolo Conte.
Può soggettivamente piacere o non piacere, ma credo che in ogni caso nella vostra musica si colga oggettivamente la voglia di percorrere una sorta di strada verso un "vero" rock fatto in Italia e in italiano. Dove può portare questa strada?
Dove vuoi che porti? Faremo tanti concerti, ci divertiremo come dei pazzi, e non cambieremo il mondo! La musica, se diventa una cosa seria, possiede un certo grado di autoreferenzialità. Ed è giusto che sia così.
Nel vostro myspace c’è un bel j’accuse alla massificazione discografica e alle trasmissioni radio-tv che sempre più trattano la musica come un qualcosa usa & getta (j’accuse che condivido …) Ma… se vi chiamassero al carrozzone del Festivalbar? Cioè, vi interessa di più distaccarvi da certi circuiti non percorrendoli comunque, o non rinuncereste all’idea di distinguervi anche agendo al loro interno?
Guarda, non ci vedrete MAI suonare al Festivalbar. MAI suonare in playback. Siamo delle persone serie, e facciamo seriamente ciò che facciamo. Il resto non ci interessa. Agire all’interno del campo nemico è un’ottima idea, ma c’è un limite a tutto. IF YOU CAN’T BEAT THEM, BE LIKE THEM, con noi non funziona.
Un’ultima curiosità: perché "Il Teatro Degli Orrori"? E qual è la popolazione che bazzica questo "impero delle tenebre"?
Il Teatro degli Orrori trae l’ispirazione del proprio nome da Il Teatro della Crudeltà, di Antonin Artaud. La popolazione? Non direi "popolazione", direi alcuni individui, personaggi ricorrenti, figure simboliche. Sono tristi, malinconici, disperati, e si sentono immensamente soli. Ma vorrei citare Carmelo Bene: "La speranza è tanta, che non mi basta più, ma è tale che mi avanza, musicale, la vita".


Gran bel concerto. E sul loro myspace numerosi i commenti entusiastici da Cagliari. Hanno presentato per intero il loro album, Francesco ha rotto un rullante, Giulio & Gionata hanno strappazzato basso e chitarra che sembravano almeno in doppio a suonarli, Pierpaolo ha scorrazzato per il palco da buon animale live. E alla fine (molto tardi, dato che è iniziato 2 ore in ritardo!) tutti molto disponibili.
Uno show di buono & sano teatral rock.